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Pendente oscillum Cupido su delfino in Argento grande

Pendente in argento 925 a forma di oscillum con Cupido che cavalca un delfino, ispirato a modello in terracotta di Pompei (I sec dC). Fusione realizzata da modello in cera e rifinita a mano.

Dimensioni cm 4 x 2,8    g 5,5

L’oscillum era solitamente un elemento in pietra o terracotta che veniva fissato tra le colonne dei porticati delle domus; il suo oscillare al vento suscitava spesso suoni quasi magici,e teneva il male lontano dalle abitazioni. Questa miniatura di oscillum in Argento, con Cupido che cavalca i delfini, è ispirata ad un originale pompeiano in terracotta, ma questa forma, miniaturistica, era molto diffusa anche fra i pendenti. L’iconografia di Cupido che cavalca un delfino è legata poi a ad una serie di valenze apotropaiche e di buon auspicio.

IL DELFINO SECONDO I GRECI

Presso i Greci numerose divinità assumono sembianze pisciformi oppure sono raffigurate nell’atto di cavalcare delfini e ippocampi; il pesce è sacro, inoltre, ad Afrodite quale simbolo di fecondità e nel mito di Poseidone rappresenta la forza delle acque. Il delfino assume lo stesso significato presso i romani rispetto a Venere e a Nettuno.

Si racconta che i delfini fossero cari a Dioniso. Un mito riporta che Dioniso ebbe occasione di chiedere ad alcuni pirati di trasportarlo da Argo a Nasso, ma scoprì un complotto ordito da costoro per venderlo come schiavo. Dopo essere stato legato all’albero maestro della nave, il dio scatenò la sua ira, trasformando i remi in serpenti, aggrovigliando il vascello nell’edera e paralizzandola con tralci di vite, finché i pirati non si gettarono in mare impauriti, trasformati in delfini. Da allora essi sono amici degli uomini e si adoperano per salvarli dai flutti, come espiazione e pentimento dell’antico misfatto.

Ai delfini è legato anche il noto mito di Arione, la cui versione più antica è narrata da Erodoto. Arione era un musico di Lesbo al quale era stato concesso dal suo padrone – il tiranno di Corinto – il permesso di viaggiare per la Magna Grecia e la Sicilia, per arricchirsi grazie al suo canto. Allorché volle tornare in patria, i marinai della nave su cui era imbarcato congiurarono per ucciderlo e derubarlo; tuttavia gli apparve in sogno Apollo che lo avvertì del pericolo e gli promise il suo aiuto. Quando i marinai lo aggredirono, Arione ottenne di poter cantare un’ultima volta: al suono della sua voce, un branco di delfini accorse verso la nave e Arione, fidando nell’aiuto promesso, si tuffò in acqua ove venne raccolto da un delfino, che lo condusse illeso a riva. Una volta salvo e al sicuro, Arione dedicò un ex-voto ad Apollo e tornò alla nativa Corinto. In ricordo di quell’evento, Apollo trasformò la lira di Arione e il delfino che lo aveva soccorso nella costellazione della Lira.

IL DELFINO SECONDO I ROMANI

I romani, caratterizzati da un accentuato pragmatismo, si soffermano sulle caratteristiche morfologiche e attitudinali del delfino: sulla loro natura di mammiferi, sul loro modo di respirare e sulla caratteristica di emettere suoni simili alla voce umana, sul fatto che amano la musica e che sono amici dell’uomo.

Plinio cita alcuni episodi entrati nella storia, come quello del delfino penetrato nel “lago Lucrino”, cioè nella laguna di Maricello presso i Campi Flegrei, che aveva fatto amicizia con un bambino che soleva recarsi da quelle parti per andare a scuola, e che, morto più tardi il bambino, si lasciò a sua volta morire per il grande dolore. Plinio inoltre cita Teofrasto, e ricorda fatti narrati anche da Erodoto, Pausania, e Ovidio, tutti incentrati sull’amicizia e la fedeltà dei delfini nei confronti degli uomini, e soprattutto dei bambini:e la manifestazione più famosa di questa amicizia è la cavalcata sul dorso dell’animale. Un tema che diverrà familiare alla stessa iconografia. L’immagine di Cupido che cavalca un delfino, racchiude quindi molteplici significati: oltre ad avere un valore beneaugurale in quanto simbolo carico di valenze positive, in un significato più ampio va a rappresentare la vittoria del bene sul male.

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Descrizione

L’oscillum era solitamente un elemento in pietra o terracotta che veniva fissato tra le colonne dei porticati delle domus; il suo oscillare al vento suscitava spesso suoni quasi magici,e teneva il male lontano dalle abitazioni. Questa miniatura di oscillum in Argento, con Cupido che cavalca i delfini, è ispirata ad un originale pompeiano in terracotta, ma questa forma, miniaturistica, era molto diffusa anche fra i pendenti. L’iconografia di Cupido che cavalca un delfino è legata poi a ad una serie di valenze apotropaiche e di buon auspicio.

IL DELFINO SECONDO I GRECI

Presso i Greci numerose divinità assumono sembianze pisciformi oppure sono raffigurate nell’atto di cavalcare delfini e ippocampi; il pesce è sacro, inoltre, ad Afrodite quale simbolo di fecondità e nel mito di Poseidone rappresenta la forza delle acque. Il delfino assume lo stesso significato presso i romani rispetto a Venere e a Nettuno.

Si racconta che i delfini fossero cari a Dioniso. Un mito riporta che Dioniso ebbe occasione di chiedere ad alcuni pirati di trasportarlo da Argo a Nasso, ma scoprì un complotto ordito da costoro per venderlo come schiavo. Dopo essere stato legato all’albero maestro della nave, il dio scatenò la sua ira, trasformando i remi in serpenti, aggrovigliando il vascello nell’edera e paralizzandola con tralci di vite, finché i pirati non si gettarono in mare impauriti, trasformati in delfini. Da allora essi sono amici degli uomini e si adoperano per salvarli dai flutti, come espiazione e pentimento dell’antico misfatto.

Ai delfini è legato anche il noto mito di Arione, la cui versione più antica è narrata da Erodoto. Arione era un musico di Lesbo al quale era stato concesso dal suo padrone – il tiranno di Corinto – il permesso di viaggiare per la Magna Grecia e la Sicilia, per arricchirsi grazie al suo canto. Allorché volle tornare in patria, i marinai della nave su cui era imbarcato congiurarono per ucciderlo e derubarlo; tuttavia gli apparve in sogno Apollo che lo avvertì del pericolo e gli promise il suo aiuto. Quando i marinai lo aggredirono, Arione ottenne di poter cantare un’ultima volta: al suono della sua voce, un branco di delfini accorse verso la nave e Arione, fidando nell’aiuto promesso, si tuffò in acqua ove venne raccolto da un delfino, che lo condusse illeso a riva. Una volta salvo e al sicuro, Arione dedicò un ex-voto ad Apollo e tornò alla nativa Corinto. In ricordo di quell’evento, Apollo trasformò la lira di Arione e il delfino che lo aveva soccorso nella costellazione della Lira.

IL DELFINO SECONDO I ROMANI

I romani, caratterizzati da un accentuato pragmatismo, si soffermano sulle caratteristiche morfologiche e attitudinali del delfino: sulla loro natura di mammiferi, sul loro modo di respirare e sulla caratteristica di emettere suoni simili alla voce umana, sul fatto che amano la musica e che sono amici dell’uomo.

Plinio cita alcuni episodi entrati nella storia, come quello del delfino penetrato nel “lago Lucrino”, cioè nella laguna di Maricello presso i Campi Flegrei, che aveva fatto amicizia con un bambino che soleva recarsi da quelle parti per andare a scuola, e che, morto più tardi il bambino, si lasciò a sua volta morire per il grande dolore. Plinio inoltre cita Teofrasto, e ricorda fatti narrati anche da Erodoto, Pausania, e Ovidio, tutti incentrati sull’amicizia e la fedeltà dei delfini nei confronti degli uomini, e soprattutto dei bambini:e la manifestazione più famosa di questa amicizia è la cavalcata sul dorso dell’animale. Un tema che diverrà familiare alla stessa iconografia. L’immagine di Cupido che cavalca un delfino, racchiude quindi molteplici significati: oltre ad avere un valore beneaugurale in quanto simbolo carico di valenze positive, in un significato più ampio va a rappresentare la vittoria del bene sul male.

Informazioni aggiuntive

Peso 5.5 g
Dimensioni 4 × 2.8 cm

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